Natalino Colacci. Il fuoco che ferisce, il fuoco che resta
La storia di Natalino Colacci, 69 anni, di Bojano, arrivato sul palco di The Voice Senior, mi ha colpito particolarmente per i due fuochi che hanno attraversato la sua vita.
Natalino racconta che da ragazzo amava cantare e suonare la chitarra. Poi entrò a lavorare nell’azienda di fuochi d’artificio del padre.
Nel 1983 un incidente alla mano gli impedì di continuare a suonare la chitarra.
È facile fermarsi qui e vedere soltanto la ferita, ma nella sua storia c’è un altro fuoco: la musica, che non è mai andata via da lui.
Poi la vita è andata avanti, ha conosciuto Antonella, si è sposato, ha costruito una famiglia e cresciuto tre figli. E proprio dalla famiglia è arrivato, molti anni dopo, il ritorno su un grande palco.
Sono stati i figli a iscriverlo a The Voice Senior, trasformando una sorpresa familiare in una nuova possibilità.
Ed è qui che questa storia, per me, diventa qualcosa di più: un fuoco gli ha ferito la mano e ha cambiato il corso dei suoi sogni; un altro fuoco, quello della musica, non si è spento. Ha attraversato gli anni, la rinuncia, il lavoro, il matrimonio, i figli, il tempo. Ed è rimasto lì, non come nostalgia, ma come qualcosa capace di tenere insieme una famiglia e, alla fine, di riportarlo davanti a un pubblico. Questa volta… nazionale!
E non è stato lui a cercare quel palco. Sono stati i figli a portarcelo, quasi a restituirgli, molti anni dopo, qualcosa che la vita gli aveva tolto.
In questi giorni, lavorando su Mangia Fuoco, sto riflettendo molto sulle diverse forme che il fuoco può assumere.
Ieri a Campolieto, in occasione della presentazione del libro “Disegnare nel cielo”, del quale scriveremo nei prossimi giorni, abbiamo visto il fuoco trasformarsi in disegno, tecnica, sapere artigiano, museo, memoria collettiva.
Nella storia di Natalino il fuoco assume invece un’altra forma ancora: prima è materia che ferisce, poi diventa metafora di una passione che resiste.
E forse è proprio questo che rende il fuoco così potente nel nostro immaginario: può distruggere, ma può anche custodire. Può segnare una vita, ma può anche continuare a illuminarla.
La storia di Natalino Colacci non parla soltanto di musica, parla di come un sogno possa cambiare forma senza necessariamente morire.
E forse è proprio questo il punto: ci sono fuochi che bruciano una parte della vita e altri che, silenziosamente, continuano a tenerla accesa.
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