Il 17 gennaio come punto di svolta
Una riflessione sulla simultaneità dei riti di Sant’Antonio e l’avvio di un percorso condiviso verso il 2027.
Nel giorno di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, ho scelto di non essere presente a nessuna celebrazione.
Non è una rinuncia, ma un criterio.
Il 17 gennaio, da tempo, lo stesso rito si celebra nello stesso giorno e alla stessa ora in più comunità.
Si accendono fuochi, si preparano cereali e legumi lessati, si condivide il cibo.
Non è un problema organizzativo. È un dato culturale!
Il fuoco di Sant’Antonio nasce come gesto simultaneo e comunitario.
Un rito che ha garantito sopravvivenza attraverso solidarietà e mutuo soccorso. Non carità, ma responsabilità condivisa.
Ringrazio tutte le amministrazioni, le associazioni e le comunità che, anche quest’anno, mi hanno rinnovato l’invito a partecipare.
Quegli inviti non sono stati messi da parte: li ho ascoltati come un segnale della vitalità del rito di Sant’Antonio.
Non un’assenza, ma un punto di svolta.
Da qui inizia un lavoro nuovo:
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riconoscere l’autonomia dei territori;
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valorizzare i custodi locali dei riti;
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mettere in relazione comunità che condividono lo stesso tempo simbolico, con uno sguardo al 2027.
Accendere un falò è un gesto immediato. Costruire le condizioni perché quel fuoco continui a significare qualcosa è un lavoro lungo.
È questo il lavoro che oggi scelgo di fare.
(by nicola)
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