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Perché un monte si chiama Sambuco?

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🌿 Qualche giorno fa, a Matrice, presso l’ADN ho partecipato a un incontro dedicato al sambuco, una delle piante più presenti nella tradizione popolare del nostro territorio. Tra racconti, degustazioni e memorie contadine mi è tornato alla mente un luogo che conoscevo fin da bambino: Monte Sambuco , nei Monti Dauni. Ricordo ancora le grandi antenne sulla sua cima. Erano lontane chilometri, eppure nelle giornate limpide si distinguevano chiaramente all'orizzonte. Solo oggi mi rendo conto che quel luogo raccontava molto più di quanto immaginassi. Monte Sambuco ospita infatti uno dei principali centri trasmittenti del Mezzogiorno. La postazione radiotelevisiva si trova a 980 metri di altitudine, nel territorio di Motta Montecorvino, in provincia di Foggia, e per decenni ha diffuso segnali radio e televisivi in gran parte della Puglia, del Molise e delle regioni vicine. Da bambino non mi chiedevo perché quella montagna si chiamasse così. Oggi sì. Perché una montagna porta il nom...

🔥 Il Fuoco Madre che continua a chiamarci

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  Ci sono segnali che, presi singolarmente, potrebbero sembrare coincidenze, ma quando iniziano a ripetersi, capisci che sotto la cenere qualcosa sta davvero tornando ad accendersi. Nel giro di poche settimane, per l’ennesima volta, Claudio Bocci è tornato a segnalarmi fuochi rituali. Non una semplice curiosità folklorica, non un richiamo estetico, a un interesse culturale vero, crescente e coerente. E questo dovrebbe far riflettere, perché Claudio non è soltanto il coordinatore del “Forum dei Cammini e delle Altre Velocità” del Festival della Letteratura di Viaggio. È anche la figura che da anni lavora sul rapporto tra: paesaggio; identità; economie culturali; territori interni; narrazione; sostenibilità; trasformazione. Non è un caso se dietro esperienze come “Dalla carta… agli alberi” - https://www.youtube.com/watch?v=fDZZW7ysgPA&list=PLkhqJ9GZ3i8vDwLNKtG3YFhmzLwnJUg0h&index=2  - ci fosse già una riflessione avanzata sul legame tra p...

🔥 La Faglia di Oratino nel circuito nazionale del Premio Piccolo Comune Amico 2026

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  La candidatura del Comune di Oratino al Premio Piccolo Comune Amico 2026 valorizza alcuni degli elementi più identitari del patrimonio culturale del borgo: 🪨 la storica tradizione degli scalpellini 🔥 la Faglia di Oratino 🏛 il patrimonio materiale e immateriale custodito dalla comunità attraverso le generazioni. Un riconoscimento importante che inserisce Oratino nella mappa nazionale delle realtà territoriali impegnate nella tutela e valorizzazione delle proprie tradizioni, dei saperi artigianali e della memoria collettiva. La Faglia rappresenta uno dei riti del fuoco più significativi del Molise: un patrimonio vivo che continua ad accendere comunità, memoria e appartenenza attraverso il coinvolgimento intergenerazionale e la partecipazione collettiva. Accanto al rito, la candidatura valorizza anche la storica tradizione degli scalpellini di Oratino, custodi di un sapere artigianale che ha contribuito nei secoli a modellare identità, paesaggio e cultura del territorio. In u...

Ridisegnare i confini con il fuoco

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  Ci sono segnalazioni che valgono più di molte parole. Negli ultimi mesi Claudio Bocci , che ringrazio, continua a inviarmi riferimenti, riti, comunità e cammini legati al fuoco e al patrimonio immateriale italiano. L’ultima segnalazione riguarda “Le Torce” di Sonnino : un antico cammino rituale notturno che, alla vigilia dell’Ascensione, percorre i confini del territorio accompagnato da torce, canti e fuochi. Non è folklore, è memoria collettiva in movimento. È il fuoco come linguaggio comunitario. Come presidio simbolico del territorio. Come attraversamento della notte. Con Claudio esiste un filo che attraversa il tempo. Già nel 1991, nel progetto “Dalla carta… agli alberi”, legato alla carta ecologica rigenerata e alla riforestazione simbolica del Molise, Claudio credette e diede fiducia a una visione che parlava di ambiente, comunità e futuro quando questi temi erano ancora lontani dall’attenzione pubblica. Forse anche per questo oggi il dialogo continua natur...

Fuoco e Focus

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  Ieri, uscendo da un centro ottico, mi è rimasta addosso una parola: focus . Nel linguaggio comune significa concentrazione, attenzione, capacità di mettere a fuoco ciò che conta davvero. In ottica è il punto in cui un’immagine diventa nitida. In psicologia è la capacità di restare presenti, riducendo il rumore e le distrazioni. E mentre tornavo a casa ho pensato a una cosa semplice: forse “focus” e “fuoco” parlano, da sempre, della stessa cosa. Per migliaia di anni gli esseri umani si sono raccolti attorno a un fuoco per: vedere meglio, orientarsi, raccontare, fare memoria, riconoscersi come comunità. Il fuoco è stato probabilmente il primo grande dispositivo umano di attenzione collettiva. Oggi viviamo immersi in una continua dispersione: immagini veloci, contenuti usa e getta, notifiche, rumore permanente. Eppure continuiamo ad avere bisogno di qualcosa che ‘rimetta a fuoco’: lo sguardo, le relazioni, i territori, la memoria. Forse è anche per questo...

Un paese di 3.000 abitanti, 100.000 persone attorno al fuoco. E una domanda che riguarda il futuro dei territori

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  Ci sono segnalazioni che valgono più di molte conferenze. Recentemente Claudio Bocci mi ha segnalato il caso del grande Falò della Befana di Sant'Agata sul Santerno . Un piccolo comune della Romagna di meno di 3.000 abitanti che ogni 5 gennaio richiama oltre 100.000 persone attorno a un enorme rito del fuoco. Una struttura di 40 metri, 100 tonnellate di legna che bruciano per ore e ore con migliaia di persone in cammino verso un paese che per una notte diventa centro simbolico, comunitario e culturale. Dietro quei numeri non c’è soltanto uno spettacolo. C’è qualcosa di molto più profondo: la dimostrazione concreta che il patrimonio immateriale, quando viene custodito, riconosciuto e organizzato, può ancora oggi generare comunità, identità, partecipazione, economia territoriale e attrattività culturale. Il caso di Sant’Agata sul Santerno ci ricorda che i piccoli paesi non sono marginali quando custodiscono simboli vivi . Per anni molti territori interni sono stati racc...

Montagano e la Santa Croce: quando il fuoco è ancora comunità

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Oggi e domani a Montagano si celebra la Santa Croce : fiaccolata, processione, fuochi. Non è solo una festa. È un rito che tiene insieme comunità, memoria e identità. Un cammino condiviso che attraversa le strade del paese, sale verso il Calvario, si ferma, osserva, ritorna.  Un tempo diverso, in cui le persone non scorrono: restano . In un’epoca che consuma tutto in fretta, questi momenti resistono. E resistono perché qualcuno continua a custodirli. Montagano è stato il primo Comune a credere nel progetto Mangia Fuoco . Non è un dettaglio. È un fatto. Da qui siamo partiti. Non dai bandi, non dalle parole, non dalle strategie costruite a tavolino. Dai luoghi veri. Dove il fuoco non è spettacolo, ma relazione. Non è evento, ma continuità. Non è scenografia, ma presenza. È da questi contesti che nasce una visione: riconoscere ciò che già esiste, collegarlo, accompagnarlo nel tempo. Perché il punto non è accendere qualcosa di nuovo. Il punto è non lasciare spegnere ciò che già vive . ...