Dare nome alle cose che già facciamo

 

Fuoco ritmico tra persone — foto F. Brunetti.

 

Mangia Fuoco lavora da anni sulle comunità territoriali.

Lo fa attraverso pratiche vive: riti, memorie, relazioni, educazione, presenza.
Non attraverso format, ma attraversando i luoghi e le persone.

Questo lavoro è nato prima delle etichette e per molto tempo ha scelto di far parlare i fatti più delle definizioni.

Oggi, però, diventa necessario rendere leggibile ciò che già esiste, non per cambiare direzione ma per evitare fraintendimenti. Non per inseguire riconoscimenti, ma per difendere il senso del lavoro.

Negli ultimi mesi ho attraversato un percorso di formazione europea dedicato al community management e allo sviluppo delle aree rurali e montane.

Un’esperienza che non ha introdotto pratiche estranee, ma ha fatto qualcosa di più utile: ha messo parole condivise su pratiche che Mangia Fuoco esercita da tempo. 

Un confronto che ha permesso di rileggere pratiche già agite — dalla leadership comunitaria alla governance partecipata, dalla cura dei territori alla sostenibilità — dentro un lessico condiviso, utile a dialogare con istituzioni, reti e processi più ampi senza perdere radicamento. 

Leadership comunitaria.
Governance partecipata.
Economia territoriale.
Inclusione.
Sostenibilità.

Non come concetti astratti, ma come strumenti di lettura.

Un lessico comune che consente alle comunità di dialogare con istituzioni e reti più ampie, senza perdere autonomia né ridursi a mera animazione culturale.

Questo passaggio non segna una svolta. Segna una messa a fuoco.

Mangia Fuoco resta un progetto territoriale, lento, non spettacolare.
Non si “europeizza” per moda e non adotta linguaggi che non gli appartengono ma oggi sa stare dentro un quadro più ampio senza snaturarsi, riconoscendo che alcuni strumenti possono proteggere e rendere più robusto il lavoro delle comunità.

Non tutto deve essere certificato ma ciò che non viene nominato rischia di diventare invisibile o fragile.

Le comunità non si inventano.
Si attraversano.
Si custodiscono.
Si accompagnano.

Ogni tanto, senza perdere l’anima, si impara anche a raccontarle meglio.

Accendere memorie, coltivare futuro significa anche questo: tenere insieme il fuoco antico e il linguaggio del presente, senza adorare le ceneri e senza spegnere ciò che brucia davvero. 

(by nicola) 

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