Il baule che riaccese il fuoco. A Campolieto, la memoria ritrovata diventa patrimonio della comunità
Un baule rimasto chiuso per decenni, l'emozione di una scoperta e una comunità che ha scelto di restituire vita alla propria storia.
Quando Elèna Varanese e gli amici del Circolo Culturale La Strina aprirono un vecchio baule rimasto chiuso per decenni, non immaginavano che quei documenti, disegni e appunti avrebbero restituito a Campolieto una parte dimenticata della propria storia.
Elèna ricorda ancora la commozione di quel momento. Davanti ai loro occhi riemergevano lettere, schizzi a matita, progetti e testimonianze di un'antica fabbrica di fuochi d'artificio legata alle famiglie Paradiso e Marino.
Non erano soltanto oggetti del passato. Erano tracce di persone, mestieri e conoscenze che rischiavano di scomparire. Ma ciò che rende questa vicenda particolarmente significativa è quello che accadde dopo: una comunità decise che quella memoria non doveva tornare a chiudersi dentro un baule.
Elèna Varanese racconta la scoperta
Tutto era cominciato quasi per caso, da una fotografia in bianco e nero ritrovata a casa di Luca Mariano.
Da quella fotografia nacque la curiosità di ricostruire una storia della quale, a Campolieto, si era ormai quasi persa la memoria.
La ricerca condusse a un discendente della famiglia Marino, che custodiva un baule appartenuto al padre e mai più aperto dopo la sua morte.
La sua apertura riportò alla luce un patrimonio inatteso.
Nel video che segue, Elèna Varanese racconta in prima persona la scoperta, l'emozione e il percorso che ne è nato.
VIDEO – Un baule chiuso per decenni | Elèna Varanese racconta la scoperta a Campolieto
Dalla memoria familiare alla memoria collettiva
Il ritrovamento avrebbe potuto concludersi con la semplice conservazione dei documenti.
Accadde invece qualcosa di diverso: i componenti del Circolo Culturale La Strina, insieme alle famiglie, agli artigiani e a numerosi cittadini di Campolieto, avviarono un percorso per restituire quei materiali alla comunità.
Con risorse economiche limitate, ma grazie al lavoro volontario e alla disponibilità di molte persone, prese forma una mostra dedicata all'antica arte pirotecnica, successivamente diventata permanente.
Oggi questo patrimonio è custodito e valorizzato nell'ambito del Museo Etnoantropologico di Campolieto.
È forse questo il passaggio più importante dell'intera vicenda: una memoria custodita per generazioni all'interno di una famiglia è diventata un patrimonio accessibile alla collettività. Non attraverso una grande operazione calata dall'alto, ma grazie alla volontà di persone che hanno riconosciuto il valore della propria storia.
Disegnare nel cielo: le persone dietro i fuochi
Quella ritrovata nel baule non è soltanto la storia di un'antica fabbrica di fuochi d'artificio, è anche il racconto di uomini che viaggiavano, sperimentavano, costruivano relazioni e portavano il proprio sapere artigianale ben oltre i confini del Molise.
Le famiglie Paradiso e Marino contribuirono allo sviluppo di una tradizione pirotecnica nella quale si intrecciavano esperienze provenienti da Campolieto, Santa Croce di Magliano e San Bartolomeo in Galdo.
I disegni conservati testimoniano una straordinaria capacità di trasformare il fuoco in spettacolo: ruote, fontane luminose, architetture effimere, chiese e costruzioni scenografiche prendevano forma attraverso la luce e il movimento.
A ricostruire questa storia è Luca Mariano, presidente del Circolo Culturale La Strina e autore del volume Disegnare nel cielo. Antica arte pirotecnica a Campolieto, pubblicato nel 2026 da Volturnia Edizioni.
Durante la presentazione del libro, anche l'editore Tobia Paolone ha sottolineato il valore e l'originalità dei documenti ritrovati, capaci di restituire un'immagine dei pirotecnici ben più articolata di quella comunemente associata ai fuochi d'artificio.
Un ulteriore legame tra persone, luoghi e tradizioni è emerso attraverso la poesia dialettale ‘U Spar’ di Raffaele Capriglione, recitata da Nicolangelo Licursi di Santa Croce di Magliano. Nei versi compare il nome di Emilio Marino, richiamando una memoria poetica che merita di essere approfondita anche alla luce delle testimonianze storiche conservate a Campolieto.
Il baule che riaccese il fuoco: il documentario completo
Per restituire questa esperienza anche a chi non ha partecipato all'incontro, Mangia Fuoco ha raccolto in un documentario di 37 minuti gli interventi e le testimonianze dedicate alla storia dell'antica arte pirotecnica di Campolieto.
Il racconto attraversa la scoperta del baule, la ricerca storica, le vicende delle famiglie Paradiso e Marino, il valore dei documenti conservati e la poesia popolare.
VIDEO – Il baule che riaccese il fuoco | La storia dimenticata dei pirotecnici di Campolieto
Il fuoco della memoria
La vicenda di Campolieto pone una domanda che riguarda molti dei nostri paesi: quante storie aspettano ancora di essere ritrovate? Quante fotografie, lettere, quaderni e testimonianze, custoditi nelle case delle nostre famiglie, potrebbero aiutarci a conoscere meglio ciò che siamo stati e a immaginare ciò che potremmo diventare?
La storia di questo baule ci ricorda che recuperare la memoria non significa soltanto conservare oggetti o documenti, ma riconoscere il valore delle persone che li hanno custoditi, delle conoscenze che hanno tramandato e delle comunità che scelgono di prendersene cura.
È anche il senso del lavoro di Mangia Fuoco: incontrare persone, ascoltare storie e contribuire a far emergere quel patrimonio culturale che spesso vive lontano dai riflettori, ma continua a dare significato ai territori.
Perché un baule può custodire il passato. Ma soltanto una comunità può restituirgli un futuro.
Mangia Fuoco – Accendiamo memorie. Coltiviamo futuro.
Nota documentariaIl Museo Etnoantropologico di Campolieto ha beneficiato di un intervento per attrezzature digitali e strumenti ICT/IT nell'ambito del progetto INNOCULTOUR, sostenuto dal Programma INTERREG V-A Italia–Croazia CBC 2014–2020.

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