Campolieto, un altro volto del Molise che “infiamma”

Il fuoco non è soltanto spettacolo. È memoria, tecnica, disegno, mestiere, sapere tramandato.

Ed è proprio questo che, in questi giorni, mi porta a guardare con attenzione a Campolieto, dove il progetto Fuochi d’ARTificio – Disegni, Parole e Storie nel cielo di Campolieto riporta alla luce l’antica arte degli allestimenti pirotecnici da terra.

Il percorso parte dal Museo dei fuochi d’artificio, nato grazie al lavoro dei volontari e arricchito nel tempo con documenti, cimeli e materiali legati alle famiglie di artigiani che per generazioni hanno realizzato questi spettacoli. Oggi alcuni di quegli antichi artifici, ispirati ai disegni custoditi nel museo, vengono ricostruiti e riproposti al pubblico.

Non si tratta soltanto di una manifestazione, ma di un intervento destinato a lasciare una traccia nel tempo, capace di trasformare la memoria in strumento di promozione culturale e turistica.

E c’è un passaggio che mi interessa particolarmente: la volontà di consegnare questa tradizione alle nuove generazioni. I pirotecnici vengono ricordati non solo per la capacità di realizzare spettacoli, ma per il loro sapere tecnico, per la capacità di leggere, scrivere, combinare prodotti chimici e produrre valore per il territorio e per la comunità.

È qui che Campolieto entra nel mio sguardo su Mangia Fuoco.

Qualche tempo fa, Saverio Ialenti mi aveva posto una domanda che non ho dimenticato: esiste un nesso tra i riti del fuoco e i fuochi d’artificio?

Era una domanda tutt’altro che marginale, così ripensando alla lezione tenuta dall’antropologo Ernesto Di Renzo a Oratino nel dicembre 2023, avevo provato a rispondere che sì, un nesso può esserci, purché non si confondano automaticamente i riti del fuoco con lo spettacolo pirotecnico.

Il punto interessante è un altro: capire come il fuoco cambia forma quando cambiano le comunità.

Il grande fuoco rituale raccoglie le persone attorno a sé, i fuochi d’artificio portano il fuoco nel cielo, le luminarie trasformano lo spazio attraverso la luce.

Forme diverse, certo, ma forse appartenenti a uno stesso universo simbolico fatto di luce, stupore, festa, memoria e partecipazione collettiva.

E proprio Saverio, qualche giorno fa, mi ha segnalato ciò che stava accadendo a Campolieto dopo averne visto un servizio televisivo.

La coincidenza mi ha colpito, perché Campolieto sembra offrire una prima risposta concreta a quella domanda: qui il fuoco artificiale non appare soltanto come spettacolo finale. Prima viene il disegno, poi la geometria, poi la tecnica, poi il sapere artigiano, poi il museo, la memoria e solo dopo arriva il fuoco.

È questo che rende Campolieto interessante per Mangia Fuoco. Non perché sia già dentro una rete.
Non perché dobbiamo mettere tutto nello stesso contenitore, ma perché ci aiuta a capire una cosa semplice e importante: il patrimonio del fuoco non vive in una sola forma.

Può essere Faglia, ’Ndoccia, falò, artificio pirotecnico; può diventare luce, disegno, tecnica, racconto.

E forse Mangia Fuoco deve imparare a seguire anche queste trasformazioni.

Per questo mi piace pensare a Campolieto come a un altro volto del Molise che “infiamma”.

Un Molise nel quale il fuoco non è soltanto ciò che arde, ma anche ciò che resta.

Questa sera sarò a Campolieto per la presentazione del libro “Disegnare nel cielo”.

Andrò soprattutto per ascoltare e capire meglio chi ha custodito questa memoria, come è stata trasmessa, quale futuro immaginano per questo patrimonio e se da qui possa nascere una nuova pista di ricerca.

Un grazie particolare a Saverio Ialenti per la segnalazione.

A volte una rete comincia proprio così: qualcuno vede qualcosa, lo segnala a qualcun altro e dice semplicemente: “Questa cosa dovremmo guardarla meglio.”

E da quel momento un punto apparentemente isolato comincia a collegarsi agli altri.

Nicola Frenza

#MangiaFuoco #Campolieto #IlMoliseCheInfiamma #CulturaDelFuoco #FuochiDArtificio #PatrimonioImmateriale #Memoria #SaperiArtigiani #AreeInterne #NuoveGenerazioni

Commenti

Post popolari in questo blog

Oratino, La Faglia e una comunità che risponde

Il 17 gennaio come punto di svolta

Quando il fuoco diventa comunità – I riti di Sant’Antonio Abate a Torella del Sannio