Il verde si progetta, la cura si impara
La riflessione nasce dall’intervento del consigliere comunale Nicola Cefaratti pubblicato da Primo Piano Molise il 12 agosto 2026.
La proposta avanzata dal consigliere comunale Nicola Cefaratti di considerare il verde urbano non più come semplice arredo, ma come una vera infrastruttura ambientale, apre per Campobasso una riflessione importante. È una prospettiva che condividiamo e alla quale l’esperienza educativa di Mangia Fuoco può offrire un contributo concreto.
Alberi, ombra, acqua, suoli permeabili e percorsi pedonali non possono essere elementi aggiunti alla fine di un progetto. Devono entrare fin dall’inizio nella pianificazione urbana, perché riguardano la salute, la mobilità, la qualità della vita e la capacità della città di affrontare i cambiamenti climatici.
Ma accanto a una domanda necessaria — dove e come intervenire? — dobbiamo porne un’altra: chi si prenderà cura nel tempo degli spazi trasformati?
È qui che l’esperienza di Mangia Fuoco può offrire un contributo concreto.
Un modello già sperimentato
Presso l’IPIA “L. Montini” e l’Istituto “Sandro Pertini” di Campobasso, Mangia Fuoco ha avviato percorsi nei quali gli studenti non sono stati semplici spettatori o destinatari di attività educative.
Sono diventati protagonisti.
All’IPIA, i ragazzi hanno contribuito al recupero di un’area in stato di abbandono, partecipando alla pulizia dello spazio e alla messa a dimora degli alberi. Un terreno marginale ha cominciato così a trasformarsi in uno spazio educativo all’aperto.
Al Pertini, il percorso ha unito educazione al patrimonio, creatività, strumenti digitali e rigenerazione degli spazi esterni, dando vita all’esperienza del Vialetto degli Arbusti.
Non si è trattato soltanto di piantare alberi o sistemare un’area. È stato sperimentato un modo diverso di fare scuola e di costruire cittadinanza: conoscere un luogo, immaginarne il futuro, trasformarlo e assumersi la responsabilità della sua cura.
Questi risultati dimostrano che non partiamo da una teoria. A Campobasso esiste già una buona pratica dalla quale è possibile ripartire.
Da due scuole a una rete cittadina
La proposta è estendere progressivamente questo modello a tutte le scuole del capoluogo attraverso un Patto cittadino per la cura del verde scolastico e degli spazi pubblici di prossimità.
Ogni comunità scolastica potrebbe essere accompagnata nella conoscenza e nella cura dei propri spazi esterni o di una piccola area pubblica vicina: un’aiuola, un giardino, un tratto di strada, un percorso pedonale o un luogo oggi trascurato.
Gli studenti, insieme a docenti, tecnici, associazioni, famiglie e cittadini depositari di competenze ed esperienze, potrebbero partecipare:
alla mappatura delle necessità;
alla progettazione degli interventi;
alla scelta delle specie adatte;
alla messa a dimora delle piante;
alla raccolta e al corretto utilizzo dell’acqua;
alla manutenzione degli spazi;
alla documentazione e al racconto pubblico dei risultati.
Non una giornata celebrativa destinata a esaurirsi con una fotografia, ma un percorso continuativo, verificabile e inserito nella vita educativa delle scuole.
Affidare responsabilità significa accordare fiducia
Campobasso sta vivendo una fase nella quale il disagio giovanile e alcuni comportamenti problematici destano una comprensibile preoccupazione.
Sarebbe però un errore ricordarsi dei giovani soltanto quando il disagio esplode o quando un comportamento diventa un problema di ordine pubblico.
La prevenzione comincia molto prima. Nasce dalla qualità delle relazioni, dalla presenza di adulti credibili e dalla possibilità, per un ragazzo, di sentirsi riconosciuto e utile alla propria comunità.
Prendersi cura di un luogo non risolve da solo la complessità del disagio minorile. Sarebbe ingenuo sostenerlo. Può però diventare parte di una risposta educativa più ampia, perché offre continuità, appartenenza, collaborazione e responsabilità reale.
Un giovane al quale viene affidato un bene comune non riceve soltanto un compito. Riceve fiducia.
E la fiducia, quando è accompagnata e coltivata nel tempo, può generare responsabilità.
Una comunità educante intorno agli spazi
La cura degli spazi scolastici potrebbe inoltre favorire l’incontro tra generazioni.
Agricoltori, artigiani, tecnici, insegnanti, associazioni e anziani portatori di conoscenze potrebbero lavorare accanto ai ragazzi, trasmettendo saperi che rischiano di andare perduti.
Il gesto di piantare, potare, riparare o custodire tornerebbe così a essere un linguaggio comune. Una lezione senza cattedra, nella quale la memoria degli adulti incontra l’energia dei giovani.
La città ha bisogno anche di questo: luoghi nei quali le generazioni non si osservino da lontano, ma tornino a fare qualcosa insieme.
Il Comune può trasformare l’esperienza in una politica cittadina
Il Comune di Campobasso è tra gli enti che patrocinano Mangia Fuoco. Esiste quindi già un riconoscimento istituzionale dal quale partire.
Ora si può compiere un passo ulteriore: convocare scuole, associazioni, Università, ordini professionali e realtà sociali per verificare la possibilità di costruire un programma comune.
Il primo obiettivo potrebbe essere semplice e concreto: individuare alcune scuole disponibili, mappare gli spazi, definire responsabilità, risorse e tempi, quindi avviare una sperimentazione annuale da documentare e valutare.
Se il verde deve diventare un’infrastruttura urbana, la cura deve diventare un’infrastruttura educativa.
Campobasso non ha bisogno soltanto di più alberi. Ha bisogno dell’albero giusto nel luogo giusto, dell’acqua necessaria a mantenerlo e di una comunità capace di custodirlo.
L’esperienza di Mangia Fuoco all’IPIA e al Pertini mostra che questa strada è già stata aperta.
Adesso possiamo percorrerla insieme, estendendola alle scuole del capoluogo e facendo dei giovani non il problema da contenere, ma una parte essenziale della soluzione.
Perché una città più verde non nasce soltanto dagli alberi che pianta, ma dalle persone che educa a prendersene cura.
Nicola Frenza
Ideatore e coordinatore del progetto Mangia Fuoco
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