La cultura della prevenzione

Una riflessione a partire dagli incendi che stanno colpendo il Molise, molte aree del Paese e dell’Europa.

 

Gli incendi si spengono d'estate. La cultura della prevenzione si costruisce tutto l'anno.

Negli ultimi anni ho compreso che ogni territorio custodisce una memoria, ma anche una responsabilità.

È una consapevolezza maturata nelle scuole, all'università, nei piccoli comuni del Molise e negli incontri con le comunità che continuano a custodire i riti del fuoco. Da ogni esperienza è emersa la stessa domanda: chi si prende cura della propria terra?

In queste settimane, mentre gli incendi tornano a colpire il Molise e molte altre regioni italiane e non solo, quella domanda è diventata ancora più urgente.

Ogni estate il fuoco occupa le cronache: boschi, campagne, oliveti e pascoli divorati dalle fiamme. Comunità ferite. Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, volontari della Protezione Civile e mezzi aerei impegnati in una corsa contro il tempo per salvare ciò che può ancora essere salvato.

Di fronte a queste immagini siamo portati a parlare di emergenza.

Forse stiamo guardando, ancora, il problema dalla prospettiva sbagliata.

La conoscenza esiste già.

Gli incendi boschivi non sono un fenomeno del tutto imprevedibile.

I moderni Piani Antincendi analizzano il territorio, individuano le aree più esposte, descrivono le condizioni meteorologiche favorevoli all'innesco, identificano i periodi di maggiore pericolosità e consentono di pianificare gli interventi di prevenzione.

Nel 2023 il deputato siciliano Ismaele La Vardera, intervenendo all'Assemblea Regionale Siciliana, ha richiamato l'attenzione su un aspetto tanto semplice quanto decisivo: questi strumenti sono ormai così avanzati da consentire di prevedere persino le fasce orarie nelle quali il rischio diventa massimo.

Dietro quella provocazione c'è una verità che riguarda tutto il Paese: la conoscenza esiste già.

Secondo il rapporto Italia in Fumo 2026 di Legambiente, nei primi mesi dell'anno sono stati censiti 469 incendi, che hanno distrutto 9.545 ettari di territorio, con un incremento del 36,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le cause naturali rappresentano solo una quota minima del fenomeno, mentre la quasi totalità degli incendi è riconducibile, direttamente o indirettamente, all'azione dell'uomo.

Se è così, allora la domanda cambia.

Non è più: come spegniamo gli incendi? Ma diventa: come costruiamo una cultura capace di prevenirli?

Quando un Piano diventa una visione.

Tutte le Regioni italiane sono tenute a dotarsi di un Piano di Previsione, Prevenzione e Lotta Attiva contro gli Incendi Boschivi (AIB), previsto dalla Legge quadro n. 353 del 21 novembre 2000

Si tratta di uno strumento fondamentale per analizzare il territorio, individuare i livelli di rischio, programmare le attività di prevenzione e coordinare gli interventi di spegnimento.

Il Piano della Regione Molise, elaborato con il contributo dell'Università degli Studi del Molise e delle istituzioni impegnate nella tutela del territorio, contiene però una riflessione che va oltre gli aspetti tecnici e merita di essere condivisa.

"La foresta si salva 
solamente affermando la cultura della prevenzione 
degli incendi."

Non è soltanto un principio operativo. È una visione culturale.

Significa riconoscere che nessuna tecnologia, nessun mezzo aereo e nessun intervento di emergenza potranno mai sostituire una comunità che conosce il proprio territorio, lo custodisce e se ne prende cura.

È da questa consapevolezza che, a mio avviso, dovrebbe partire ogni politica di prevenzione.

Dalla ricerca alla responsabilità.

È in questa prospettiva che acquistano ancora più valore le parole pronunciate dal professor Vittorio Garfì, tra i curatori del Piano regionale, in occasione della presentazione ufficiale di Mangia Fuoco il 16 giugno 2022 (Aula Fermi - Unimol): https://www.youtube.com/watch?v=Hmk7txFTQKs&list=PLqbTJ_iGdhIme2Az_8XatfOCYv2c18h97&index=16

In quell'occasione ricordò che il fuoco deve essere conosciuto, compreso e gestito, perché soltanto la conoscenza rende possibile una prevenzione efficace.

Quella riflessione ha continuato ad accompagnare il percorso di Mangia Fuoco.

Lo scorso 14 dicembre, in occasione dell'Assemblea dell'Associazione "I Borghi più belli d'Italia" Abruzzo e Molise, il Comune di Oratino e l'associazione La Faglia, mi hanno affidato la facilitazione dell'incontro "Oratino – Fuoco Madre. Comunità patrimoniali, riti del fuoco e responsabilità dei territori". In quell'occasione proposi una distinzione simbolica che oggi sento ancora più attuale: il fuoco padre impone, ordina, decide, mentre il fuoco madre pone una domanda: chi se ne prende cura?

È questa la domanda che dovremmo porci davanti a ogni incendio, perché la prevenzione non nasce quando decolla un Canadair. Nasce molto prima. Nasce quando una comunità conosce il proprio territorio, quando una scuola educa al rispetto del paesaggio, un'amministrazione investe nella manutenzione, un cittadino comprende che un bosco, una foresta, un uliveto, un tratturo o un rito del fuoco non sono soltanto elementi del paesaggio, ma parti di un patrimonio comune.

Un patrimonio chiede custodi.

Durante l’incontro a Oratino dissi anche un'altra cosa che oggi sento ancora più vera.

"Un evento chiede pubblico. 
Un patrimonio chiede custodi."

Forse è proprio questa la differenza.

Gli incendi si combattono con uomini, mezzi e tecnologia. La cultura della prevenzione si costruisce formando custodi: persone capaci di conoscere il territorio, viverlo, trasmetterne il valore, averne cura.

Una proposta.

Questa prospettiva trova oggi conferma anche a livello nazionale. Il 4 giugno 2026 il Ministero dell'Interno, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e il Ministero dell'Istruzione e del Merito hanno sottoscritto un Protocollo d'Intesa per promuovere la cultura della prevenzione nelle scuole. È un segnale importante: la prevenzione non può essere affidata soltanto agli interventi di emergenza, ma deve diventare parte integrante dell'educazione e della formazione delle nuove generazioni.

È questo il percorso che, come ideatore di Mangia Fuoco, provo a costruire insieme a scuole, università, istituzioni, ricercatori, amministrazioni locali e comunità.

Non un progetto dedicato agli incendi, ma un progetto dedicato alla cultura della prevenzione.

Perché la prevenzione non è soltanto una strategia tecnica. È:

  1. educazione

  2. conoscenza

  3. partecipazione

  4. responsabilità

  5. cura.

Forse il Molise, proprio per la ricchezza del suo patrimonio culturale e per la qualità delle relazioni costruite in questi anni, può diventare un laboratorio capace di offrire un contributo originale al dibattito nazionale sulla prevenzione.

Non perché abbia meno problemi di altri, ma perché possiede competenze, esperienze e una rete di relazioni che dimostrano come la prevenzione possa diventare cultura.

Gli incendi si spengono d'estate ma la cultura della prevenzione si costruisce tutto l'anno.

E tutto comincia da una domanda che riguarda ciascuno di noi: chi si prende cura della propria terra?

Ideatore di Mangia Fuoco 

Ringrazio quanti, nelle istituzioni, nella ricerca, nella scuola e nelle comunità locali, lavorano ogni giorno per trasformare la prevenzione in una responsabilità condivisa.

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