🔥 Nasce Mangia Fuoco | Capitolo 10 – Gli incendi si prevengono creando economie intorno alla cura del territorio

 

Spegnere un incendio costa. 

Prevenire un incendio costa. 

Ma cosa accadrebbe se la prevenzione diventasse anche lavoro, economia locale e cura del paesaggio?

È una delle domande che emergono rileggendo oggi l'intervento di Anna Barbati, docente dell'Università della Tuscia, alla presentazione pubblica di 𝗠𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮 𝗙𝘂𝗼𝗰𝗼, il 16 giugno 2022 presso l'Università degli Studi del Molise.

Il punto di partenza è il fuoco, ma ancora una volta per capire gli incendi bisogna guardare ciò che accade prima delle fiamme.

Il paesaggio è cambiato

Il cambiamento climatico sta creando condizioni sempre più favorevoli allo sviluppo di incendi di grande dimensione. Su questo fattore possiamo intervenire solo in parte. Ma esiste un secondo elemento sul quale i territori possono agire: il combustibile vegetale presente nel paesaggio.

Negli ultimi decenni l'abbandono di molte attività agricole e pastorali tradizionali ha modificato profondamente le aree rurali. Terreni un tempo coltivati o pascolati sono stati progressivamente riconquistati dalla vegetazione. Arbusti e materiale vegetale hanno creato, in molti luoghi, una maggiore continuità del combustibile.

Il fuoco trova così paesaggi più vulnerabili. Non è nostalgia per il mondo contadino. È una questione di struttura del territorio.

Costruire territori intelligenti rispetto al fuoco

La ricerca europea ha introdotto il concetto di Fire Smart Territories, vale a dire territori capaci di diventare più resistenti e resilienti agli incendi attraverso una gestione strategica del paesaggio.

Le soluzioni tecniche esistono:

  • selvicoltura preventiva

  • pascolo

  • gestione agro-silvo-pastorale

  • fuoco prescritto eseguito da operatori qualificati

  • riduzione del combustibile nelle aree strategiche.

Ma Anna Barbati pone una questione decisiva: il combustibile ricresce e allora un intervento isolato non basta. La prevenzione deve diventare un processo capace di durare nel tempo, ed è qui che la questione ambientale incontra l'economia.

La cura del territorio deve produrre valore

Gestire il paesaggio ha un costo. Per questo occorre costruire filiere economiche intorno alla gestione del territorio.

In diversi territori europei sono nate esperienze che collegano la prevenzione degli incendi alle attività pastorali, alla produzione agroalimentare, alla lavorazione del legno e al recupero di pratiche tradizionali.

Un gregge che pascola in un'area boschiva non produce soltanto latte o formaggio: può contribuire anche alla riduzione del combustibile vegetale.

Una pratica tradizionale può quindi svolgere un servizio ecosistemico per l'intera comunità. In Spagna ad esempio, alcuni prodotti lattiero-caseari raccontano apertamente questo legame. Il messaggio rivolto al consumatore è semplice: queste greggi aiutano a proteggere il territorio dal fuoco. La prevenzione diventa visibile e il valore economico di un prodotto incontra il valore ambientale del paesaggio.

Recuperare le pratiche tradizionali senza trasformarle in folklore

C'è un passaggio dell'intervento di Barbati che oggi appare particolarmente significativo: Le nuove generazioni possono recuperare pratiche tradizionali in modo innovativo.

Non si tratta di ricostruire artificialmente il passato, ma di comprendere quali conoscenze e attività abbiano contribuito, per secoli, alla gestione dei territori:

  • pascolo

  • selvicoltura

  • uso delle aree aperte

  • manutenzione del paesaggio.

Queste pratiche possono essere reinterpretate attraverso la ricerca scientifica, le nuove tecnologie e nuovi modelli economici. La memoria diventa così una risorsa per progettare il futuro.

Le soluzioni intelligenti nascono dalle connessioni

Nel progetto europeo illustrato da Barbati le esperienze più interessanti vengono definite Smart Solutions, soluzioni intelligenti. Ma l'intelligenza, in questo caso, non coincide semplicemente con la tecnologia. È la capacità di creare connessioni nuove tra elementi che sembravano separati:

  • prevenzione degli incendi e pastorizia

  • biodiversità ed economia locale

  • università e imprese

  • fondi pubblici e investimenti privati.

  • pratiche tradizionali e innovazione.

Le soluzioni più efficaci nascono quando attori diversi riescono a sedersi allo stesso tavolo. Persone e istituzioni che, fino a quel momento, forse non avevano mai immaginato di poter lavorare insieme.

Creare alleanze.

Guarda l'intervento di Anna Barbat:


Una domanda per il Molise

Alla fine del suo intervento Anna Barbati lanciò una sollecitazione precisa: capire se anche in Molise esistessero esperienze capaci di lavorare in questa direzione.

Sono trascorsi quattro anni.

Forse oggi possiamo porre la domanda in modo ancora più netto.

Quante pratiche tradizionali dei nostri territori svolgevano, senza chiamarlo così, un servizio di prevenzione e manutenzione del paesaggio? E quante potrebbero diventare nuove opportunità per le aree interne se ricerca, comunità, imprese e istituzioni imparassero davvero a lavorare insieme?

Mangia Fuoco nasce anche dentro queste domande, non per conservare il fuoco in una teca, ma per comprendere le relazioni che, per secoli, hanno unito comunità, paesaggio, lavoro e memoria. Perché forse il futuro delle aree interne non comincia dall'inventare sempre qualcosa di nuovo. A volte comincia dal riconoscere l'intelligenza già presente nei territori e creare le alleanze necessarie per rimetterla in cammino.

🔥 Accendiamo memorie. Coltiviamo futuro.
La Comunità Patrimoniale Mangia Fuoco

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