Perché un monte si chiama Sambuco?


🌿 Qualche giorno fa, a Matrice, presso l’ADN ho partecipato a un incontro dedicato al sambuco, una delle piante più presenti nella tradizione popolare del nostro territorio.

Tra racconti, degustazioni e memorie contadine mi è tornato alla mente un luogo che conoscevo fin da bambino: Monte Sambuco, nei Monti Dauni.

Ricordo ancora le grandi antenne sulla sua cima.

Erano lontane chilometri, eppure nelle giornate limpide si distinguevano chiaramente all'orizzonte.

Solo oggi mi rendo conto che quel luogo raccontava molto più di quanto immaginassi.

Monte Sambuco ospita infatti uno dei principali centri trasmittenti del Mezzogiorno. La postazione radiotelevisiva si trova a 980 metri di altitudine, nel territorio di Motta Montecorvino, in provincia di Foggia, e per decenni ha diffuso segnali radio e televisivi in gran parte della Puglia, del Molise e delle regioni vicine.

Da bambino non mi chiedevo perché quella montagna si chiamasse così. Oggi sì.

Perché una montagna porta il nome di una pianta?

Probabilmente perché il sambuco era così presente da diventare parte dell'identità stessa di quel luogo.

I nomi dei territori non nascono per caso: sono archivi viventi perché custodiscono tracce di paesaggi, attività umane, saperi popolari e relazioni costruite nel tempo tra le comunità e l'ambiente.

Il sambuco non è soltanto una pianta. È:

  • cibo

  • medicina popolare

  • osservazione della natura

  • conoscenza tramandata

  • cultura.

Dietro ogni ricetta tradizionale, ogni infuso, ogni utilizzo tramandato di generazione in generazione, si nasconde infatti molto più di una semplice pratica quotidiana. Si nasconde un modo di vivere il territorio e la capacità di riconoscere le piante spontanee, rispettarne i tempi e comprenderne il valore.

È proprio questo il significato più profondo del patrimonio culturale immateriale.

Non riguarda soltanto feste, riti o celebrazioni.

Riguarda anche quelle conoscenze quotidiane che hanno permesso alle comunità di costruire nel tempo la propria identità e il proprio rapporto con la natura.

E forse non è un caso che proprio Monte Sambuco sia diventato, nel tempo, uno dei principali punti di diffusione dei segnali radiotelevisivi del Sud Italia. 

Le antenne sono arrivate dopo la metà del XX secolo. Il nome, invece, era lì cinque secoli prima e continua a conservare la memoria di un paesaggio, di una pianta e delle comunità che lo hanno abitato.

In un'epoca in cui biodiversità e memoria collettiva appaiono sempre più fragili, riscoprire il significato di una pianta, di una tradizione o persino del nome di una montagna significa recuperare una parte importante della nostra storia.

Perché anche i nomi dei luoghi sono archivi.

E ci ricordano che il futuro si costruisce meglio quando non si dimenticano le proprie radici.

Nicola Frenza     

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