Dai Cammini alle Vie del Fuoco

    Dal Molise una proposta per l'Italia dei patrimoni viventi



Memoria, identità e futuro

Mentre a Roma si parlava di cammini, continuavo a pensare a una mappa.

Non quella delle grandi vie storiche che attraversano l'Italia.

Pensavo alla mappa dei Comuni molisani che, nel corso dell'anno, accendono ancora un fuoco rituale. Una mappa che racconta una realtà straordinaria e spesso poco conosciuta. Una rete di comunità che continua a tramandare gesti, conoscenze e tradizioni capaci di unire passato e futuro.

È da questa immagine che nasce la riflessione che porto con me da Roma, dove ho partecipato, su invito dell’amico Claudio Bocci, ideatore del Festival della Letteratura di Viaggio, al Forum dei Cammini e delle Alte Velocità, ospitato dalla Società Geografica Italiana nell’ambito della XVII edizione del Festival.

Per un'intera giornata si è parlato di cammini, territori, comunità, governance, mobilità dolce, diritto di rimanere e sviluppo delle aree interne. Temi diversi ma attraversati da una stessa domanda: come possono i territori costruire futuro senza perdere la propria anima?

Cosa sono le Vie del Fuoco?

Le Vie del Fuoco sono una proposta culturale che mira a collegare territori, comunità e patrimoni viventi accomunati dalla presenza di riti, falò e fuochi cerimoniali.

Non si tratta di un semplice itinerario turistico. L'obiettivo è costruire una rete capace di mettere in relazione persone, comunità patrimoniali, scuole, enti culturali e territori che custodiscono tradizioni legate al fuoco.

In altre parole: non un singolo evento, non una singola festa, ma una geografia culturale condivisa.

I cammini e la lezione di Roma

Ascoltando gli interventi del Forum ho compreso ancora meglio una cosa: i cammini non funzionano perché esiste un sentiero!

  • Funzionano perché generano relazioni

  • Mettono in dialogo luoghi

  • Favoriscono incontri

  • Creano comunità

  • Producono conoscenza

  • Aiutano i territori a riconoscere il valore della propria identità.

Questa è la loro forza più grande.

Ed è proprio qui che il dialogo tra cammini e fuochi diventa interessante.

Il Molise possiede già una rete straordinaria

Da oltre quattro anni Mangia Fuoco documenta e valorizza i fuochi rituali del Molise.

   

Secondo la mappa pubblicata da Domenico Meo nel volume Riti e feste del fuoco. Falò e torce cerimoniali in Molise, sono 135 i Comuni molisani nei quali si celebrano falò, torce cerimoniali e riti comunitari legati al fuoco.

Poche realtà territoriali possono vantare una densità così elevata di pratiche rituali legate al fuoco.

È anche per questo che Mangia Fuoco guarda al Molise non come a una periferia, ma come a un possibile laboratorio internazionale di ricerca, educazione territoriale e valorizzazione del patrimonio immateriale legato ai riti del fuoco.

Non si tratta di episodi isolati, ma di una rete diffusa che attraversa montagne, colline, borghi e città: un patrimonio immateriale vivo che continua a esistere grazie alla partecipazione delle comunità.

Quando guardo questa mappa non vedo soltanto tradizioni vedo:

  • relazioni

  • memoria condivisa

  • una possibile infrastruttura culturale.

Una rete che supera i confini del Molise

C'è un'altra ragione per cui questa mappa mi affascina.

I 135 comuni che ancora accendono un fuoco rituale non raccontano soltanto il Molise di oggi. Raccontano soprattutto il Molise che è partito.

Centinaia di migliaia di molisani hanno lasciato questi paesi portando con sé ricordi, tradizioni, racconti e identità. Molti di loro vivono oggi in Canada, Stati Uniti, Argentina, Brasile e in numerosi altri Paesi del mondo.

Le Vie del Fuoco potrebbero diventare anche il ponte tra le comunità che custodiscono questi riti e i molisani che continuano a sentirsi parte di questa storia, pur vivendo lontano, perché ogni fuoco acceso in un paese racconta anche una memoria che ha attraversato oceani e generazioni.

Dalla conservazione alla rigenerazione

Per molti anni il patrimonio culturale è stato considerato qualcosa da conservare.

Credo sia necessario compiere un passo ulteriore per farlo diventare una risorsa attiva in quanto può:

  • contribuire all'educazione territoriale.

  • favorire il turismo lento.

  • rafforzare il senso di appartenenza.

  • generare nuove forme di collaborazione tra territori.

  • aiutare le comunità a immaginare il proprio futuro.

Le Vie del Fuoco nascono da queste convinzioni!

Dal Molise una proposta per l'Italia

La mappa dei fuochi rituali molisani dimostra che una rete esiste già: la sfida è metterla in dialogo con altre realtà italiane ed europee per:

  • costruire ponti

  • favorire scambi

  • condividere esperienze

  • creare alleanze

  • trasformare patrimoni locali in opportunità comuni.

Non per uniformare le differenze, ma per valorizzarle.

Accendiamo memorie. Coltiviamo futuro.

Tornando da Roma porto con me una convinzione che si è rafforzata nel confronto con studiosi, amministratori e operatori culturali provenienti da diverse esperienze territoriali.

I patrimoni immateriali non appartengono soltanto al passato.

Possono diventare strumenti per leggere il presente e costruire il futuro. Possono generare relazioni, rafforzare le comunità, contribuire a contrastare lo spopolamento e la perdita di identità dei territori.

Le Vie del Fuoco nascono da una domanda.

Nascono da una ricerca.

Nascono da una rete già esistente.

Ma nascono soprattutto da una convinzione: che la memoria, quando viene condivisa, possa diventare una delle energie più potenti per immaginare il domani.

Per il Molise.

Per l'Italia.

Per i molisani nel mondo.

Nicola Frenza

Ideatore di Mangia Fuoco – Accendiamo memorie. Coltiviamo futuro

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