Un paese di 3.000 abitanti, 100.000 persone attorno al fuoco. E una domanda che riguarda il futuro dei territori
Ci sono segnalazioni che valgono più di molte conferenze.
Recentemente Claudio Bocci mi ha segnalato il caso del grande Falò della Befana di Sant'Agata sul Santerno. Un piccolo comune della Romagna di meno di 3.000 abitanti che ogni 5 gennaio richiama oltre 100.000 persone attorno a un enorme rito del fuoco.
Una struttura di 40 metri, 100 tonnellate di legna che bruciano per ore e ore con migliaia di persone in cammino verso un paese che per una notte diventa centro simbolico, comunitario e culturale.
Dietro quei numeri non c’è soltanto uno spettacolo.
C’è qualcosa di molto più profondo: la dimostrazione concreta che il patrimonio immateriale, quando viene custodito, riconosciuto e organizzato, può ancora oggi generare comunità, identità, partecipazione, economia territoriale e attrattività culturale.
Il caso di Sant’Agata sul Santerno ci ricorda che i piccoli paesi non sono marginali quando custodiscono simboli vivi.
Per anni molti territori interni sono stati raccontati soltanto attraverso lo spopolamento, le fragilità, i servizi mancanti o le statistiche negative. Ma esiste anche un’altra possibilità: trasformare memoria, riti, paesaggio e appartenenza in infrastrutture culturali contemporanee.
È anche da riflessioni come questa che nasce Mangia Fuoco.
Non come semplice rassegna folklorica. Non come evento isolato, ma
come tentativo di costruire una rete capace di
collegare:
- territori,
- scuole,
- archivi audiovisivi,
- comunità patrimoniali,
- ecomusei digitali,
- giovani,
- diaspora,
- innovazione culturale,
- intelligenza artificiale,
- rigenerazione ambientale e nuove economie territoriali partendo dal patrimonio immateriale del fuoco.
Rivedendo il materiale storico di progetti come “Dalla carta… agli alberi”, viene quasi da sorridere.
Molto prima che diventassero parole di moda, in Molise si provava
già a lavorare su:
- economia circolare,
- specie autoctone,
- educazione ambientale,
- reti territoriali,
- responsabilità sociale d’impresa,
- alleanze tra comunità, istituzioni e aziende.
Anche allora Claudio Bocci, nel suo ruolo di responsabile marketing alla La Molisana, diede fiducia alla mia idea che cercava di mettere insieme ambiente, territorio e futuro.
Non lo dimenticherò. Mai!
Perché i processi culturali hanno bisogno anche di questo: Persone capaci di riconoscere valore prima che diventi evidente.
Per questo ho deciso di riproporre anche una breve testimonianza video dell’epoca, oggi accompagnata da una nuova miniatura dal titolo: “1991 – In Molise si parlava già di futuro.” Non per nostalgia, ma perché alcune idee impiegano anni prima di mostrare tutta la loro forza.
Oggi, davanti ai numeri di Sant’Agata sul Santerno, una domanda diventa inevitabile: se un singolo falò può richiamare oltre 100.000 persone, cosa potrebbe nascere da una rete nazionale dei fuochi rituali italiani?
Forse è arrivato il momento di smettere di considerare questi patrimoni come semplici residui del passato.
Il fuoco può ancora aiutarci a immaginare il futuro.
Nicola Frenza
Ideatore progetto Mangia Fuoco
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