🔥 Il Fuoco Madre che continua a chiamarci
Ci sono segnali che, presi singolarmente, potrebbero sembrare coincidenze, ma quando iniziano a ripetersi, capisci che sotto la cenere qualcosa sta davvero tornando ad accendersi.
Nel giro di poche settimane, per l’ennesima volta, Claudio Bocci è tornato a segnalarmi fuochi rituali.
Non una semplice curiosità folklorica, non un richiamo estetico, a un interesse culturale vero, crescente e coerente.
E questo dovrebbe far riflettere, perché Claudio non è soltanto il coordinatore del “Forum dei Cammini e delle Altre Velocità” del Festival della Letteratura di Viaggio. È anche la figura che da anni lavora sul rapporto tra:
paesaggio;
identità;
economie culturali;
territori interni;
narrazione;
sostenibilità;
trasformazione.
Non è un caso se dietro esperienze come “Dalla carta… agli alberi” - https://www.youtube.com/watch?v=fDZZW7ysgPA&list=PLkhqJ9GZ3i8vDwLNKtG3YFhmzLwnJUg0h&index=2 - ci fosse già una riflessione avanzata sul legame tra produzione, ambiente, memoria e comunità.
Oggi quello stesso sguardo sembra incrociare sempre più spesso il mondo dei fuochi rituali.
L’ultima occasione è arrivata con la segnalazione dell’articolo “Il fuoco che non si spegne” di Gian Luca Diamanti (https://www.facebook.com/share/1Cts5hk9k4/).
Un testo che parla di:
processioni nel bosco;
pane rituale;
fuoco;
cammini circolari;
Rogationes;
protezione simbolica del territorio;
memoria collettiva;
sacro comunitario.
Non semplici tradizioni, ma frammenti sopravvissuti di un’antica grammatica culturale dell’Appennino.
Per Mangia Fuoco abbiamo da tempo documentato che nei riti del fuoco di Montagano emergono riferimenti espliciti alle Rogationes, segno che questi riti custodiscono ancora connessioni profonde tra spiritualità, paesaggio e identità territoriale.
Ed è qui che il discorso cambia completamente, perché forse i fuochi rituali non sono eventi isolati da conservare dentro una teca folklorica.
Forse sono:
archivi viventi;
mappe simboliche;
infrastrutture culturali;
forme di relazione tra uomo, comunità e territorio.
E allora forse è arrivato davvero il momento di iniziare a immaginare: Vie del Fuoco!
Non un semplice itinerario turistico, ma una rete narrativa e culturale capace di collegare:
riti;
cammini;
archivi audiovisivi;
scuole;
comunità patrimoniali;
paesaggi;
oralità;
boschi;
memoria;
Appennino;
Mediterraneo.
Nel programma della XVII edizione del Festival della Letteratura di Viaggio si parla di:
“cammini e altre velocità”;
patrimonio immateriale come antidoto all’overtourism.
È difficile non vedere quanto tutto questo dialoghi oggi con il percorso di Mangia Fuoco.
Anche per questo fa riflettere come, in alcuni importanti contesti istituzionali del Basso Molise — a partire da una pregressa dirigenza di un istituto superiore — queste esperienze non siano state comprese nella loro reale portata culturale e strategica, finendo talvolta rallentate o lasciate naufragare dentro dinamiche che avevano ben poco a che vedere con la cultura, i territori e l’interesse reale delle comunità.
Eppure proprio attorno a:
fuoco;
cammini;
ritualità;
memoria;
paesaggio;
comunità patrimoniali,
si stanno aprendo oggi alcune delle riflessioni più vive sul futuro dei territori interni italiani.
Forse il vero provincialismo non è vivere in un piccolo paese, ma non riuscire più a riconoscere la profondità delle cose.
Per questo oggi sento il bisogno di ringraziare Claudio Bocci per l’attenzione, la curiosità, la capacità di collegare mondi diversi e soprattutto per aver capito che il fuoco non è soltanto memoria.
È una strada possibile verso il futuro.
Nicola Frenza
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