Quando i ragazzi diventano protagonisti: dal Tirreno all’Adriatico, un percorso che lascia traccia


Domani 17 aprile 2026, alle ore 09:30, presso l’Università degli Studi del Molise,si svolgerà la giornata conclusiva del percorso LAB REIM – POT L1,all’interno delle attività di orientamento e formazione tra scuola, università e territorio.

Un momento che segna una chiusura solo apparente.

Perché ciò che si vedrà non sarà la fine di un percorso, ma l’emergere di qualcosa che continua.

Al centro, come deve essere, ci sono loro: gli studenti.

Non come destinatari di contenuti, ma come protagonisti di un processo.

La loro crescita rappresenta il cuore del lavoro portato avanti
all’interno del progetto
 “Sulle Rotte del Fuoco – Educazione al patrimonio, all’ambiente e alla cittadinanza dal Tirreno all’Adriatico”, che da mesi connette territori, scuole e comunità in una visione condivisa.

Tra i protagonisti, i ragazzi dell’Istituto Tiberio, guidati dal prof. Mario Antonello Maselli,che ha saputo trasformare un percorso scolastico in un’esperienza concreta e generativa.

Non si sono limitati a seguire.

Hanno prodotto, sperimentato, costruito.

Hanno attraversato il patrimonio non come oggetto da studiare, ma come spazio da abitare.

E quando accade questo, la scuola cambia natura.

I risultati sono visibili.
E non solo nei materiali prodotti.

Il riconoscimento ottenuto all’ITFF – International Tour Film Festival
rappresenta un segnale chiaro: quando visione, strumenti e contesto si incontrano, il livello si alza.

Non è un premio.
È una conseguenza.

Ciò che emergerà in questa giornata si inserisce in un processo più ampio, già in atto.

Un lavoro che mette in relazione:

– le scuole (I.I.S. Gregorio da Catino - U. Tiberio) e i territori coinvolti (Lazio e Molise)
– il mondo APIDGE
– l’esperienza dell’ITFF

Casa Culturale di Sarba (Libano)
in un asse che unisce simbolicamente e operativamente il Tirreno e l’Adriatico, dentro una visiono mediterranea.

Non è un collegamento geografico.
È una direzione culturale.

In questo contesto, la scelta di essere presenti accanto ai ragazzi
non è solo testimonianza.

È responsabilità.

Raccontare, documentare, restituire significa riconoscere valore a ciò che accade e renderlo visibile.

Perché un lavoro che resta chiuso in un’aula rischia di spegnersi.

Un lavoro raccontato può generare altro.

Percorsi come questo dimostrano una cosa semplice, ma spesso dimenticata: quando i processi educativi sono reali, non formano soltanto studenti.
Costruiscono direzioni.

E quando queste direzioni trovano connessioni autentiche,possono attraversare territori, generazioni e contesti.

Dal Tirreno all’Adriatico.
E oltre, fino al Mediterraneo, fino a Sarba (Libano).

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