Ieri a Oratino , in occasione del pranzo sociale dell’Associazione Culturale La Faglia , una comunità ha dato una risposta chiara e misurabile alla propria tradizione. In un paese di circa 1.600 abitanti, hanno partecipato 80 persone presenti e paganti . Un dato che, da solo, racconta la vitalità di un rito che continua a essere parte viva dell’identità collettiva. Erano presenti la Sindaca di Oratino , esponenti delle minoranze consiliari, il Presidente dell’Associazione La Faglia , insieme a famiglie, giovani, anziani, volontari e membri della comunità locale. Durante tutto il convivio si è respirato un clima di ascolto, partecipazione e riconoscimento reciproco, attorno a un rito conviviale semplice e autentico. Un rito che ha mostrato con chiarezza quanto La Faglia non sia folklore, ma patrimonio vivente . Mangia Fuoco ha portato un contributo culturale e una proposta di lavoro futuro sulle Comunità Patrimoniali dei fuochi rituali legati a Sant’Antonio Aba...
Una riflessione sulla simultaneità dei riti di Sant’Antonio e l’avvio di un percorso condiviso verso il 2027. Nel giorno di Sant’Antonio Abate , il 17 gennaio, ho scelto di non essere presente a nessuna celebrazione . Non è una rinuncia, ma un criterio . Il 17 gennaio, da tempo, lo stesso rito si celebra nello stesso giorno e alla stessa ora in più comunità . Si accendono fuochi, si preparano cereali e legumi lessati, si condivide il cibo. Non è un problema organizzativo. È un dato culturale! Il fuoco di Sant’Antonio nasce come gesto simultaneo e comunitario. Un rito che ha garantito sopravvivenza attraverso solidarietà e mutuo soccorso. Non carità, ma responsabilità condivisa . Ringrazio tutte le amministrazioni, le associazioni e le comunità che, anche quest’anno, mi hanno rinnovato l’invito a partecipare. Quegli inviti non sono stati messi da parte: li ho ascoltati come un segnale della vitalità del rito di Sant’Antonio. Non un’assenza, ma un punto di svolta. Da qui in...
Ci sono tradizioni che sopravvivono e poi ce ne sono altre che continuano a generare vita. A Torella del Sannio, i riti dedicati a Sant'Antonio Abate, che si celebrano domani 31 gennaio, appartengono senza dubbio a questa seconda categoria. Qui il fuoco non è una rievocazione, né un semplice appuntamento del calendario: è un gesto collettivo che si rinnova, un linguaggio condiviso che attraversa le generazioni. Lo si comprende osservando i cantori mentre percorrono le strade del paese. Le fisarmoniche aprono il passo, le voci si intrecciano, i volti raccontano appartenenza prima ancora che devozione. Non c’è nulla di costruito. È la comunità che si riconosce e, ri-conoscendosi, continua ad esistere. Il patrimonio immateriale funziona così: non vive nei documenti ma nelle pratiche. Non si conserva per decreto, ma attraverso la partecipazione. Ogni canto, ogni passo, ogni sosta attorno al fuoco diventa una forma concreta di trasmissione. È da esperienze come qu...
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